…L’oscenità comincia quando non c’è più spettacolo, non c’è più scena, non c’è più teatro, non c’è più illusione, quando tutto diventa di una trasparenza e di una visibilità immediata, quando tutto è sottoposto alla luce cruda e inesorabile dell’informazione e della comunicazione. Non siamo più nel dramma dell’alienazione, siamo nell’estasi della comunicazione. E questa estasi è oscena. Osceno è tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi immagine, a qualsiasi rappresentazione. Non è solo il sessuale a diventare osceno, c’è oggi tutta una pornografia dell’informazione e della comunicazione, una pornografia dei circuiti e delle reti, delle funzioni e degli oggetti nella loro leggibilità, nella loro fluidità, nella loro disponibilità, nella loro regolamentazione, nella loro significazione forzata, nella loro performatività, nei loro collegamenti, nella loro polivalenza, nella loro libera espressione…
...Non è più l’oscenità di ciò che è nascosto, rimosso, oscuro, è quella del visibile, del troppo visibile, del più visibile del visibile, è l’oscenità di ciò che non ha più segreto, di ciò che è interamente solubile nell’informazione e nella comunicazione.

 

osceno: Dal lat. obscìnu(m), propr. 'di malaugurio'. (1) che offende il senso del pudore, la riservatezza che per costume circonda le cose sessuali. (2) molto brutto, orribile, di cattivo gusto.

 

Baudrillard, Jean, L’altro visto da sé, Costa & Nolan, Genova 1987, pp 14-15, p.23.
Titolo originale: L’autre par lui-meme. Habilitation, Edition Galilée, Paris 1987.

 

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